BICICLETTE

La bicicletta come mezzo di spostamento nel quotidiano e per lunghi viaggi. Ruote e pedali, fermi e in movimento, tra luci e ombre, lungo una strada immaginaria dove la bicicletta diventa uno strumento per osservare il mondo. La bicicletta come strumento per equilibrare spazio e tempo è il soggetto raccontato da Enrico Caracciolo in questa raccolta di immagini che, in silenzio, sembrano dare luce alle parole di Herbert George Wells che amava dire “Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta, penso che per la razza umana ci sia ancora speranza”. Ogni foto apre spazi all’immaginazione, alla meditazione e all’osservazione e racconta la semplice metafora prodotta dal genio di Albert Einstein: “La vita è come la bicicletta, se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”. Alfredo Oriani, dopo un viaggio in bici tra Toscana ed Emilia Romagna compiuto nel 1897 scriveva: “Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione, andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno. La bicicletta siamo ancora noi, che vinciamo lo spazio ed il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto colla terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello. Non è il viaggio o la sua economia nel compierlo che ci soddisfa, ma la facoltà appunto d’interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore di sentirci così liberi. Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi più rapidi e più lunghi, ma non saremo più né così liberi né così soli: la carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro soffio che la spinge nelle salite. Seduti come in un treno non ci tornerà più l’illusione di essere giovani, correndo coll’impeto stesso della giovinezza; non avremo trionfato del vento, non ci saremo ritemprati nella fatica al sole; ma la nuova macchina c’imporrà le preoccupazioni dei propri guasti non riparabili al momento, c’impedirà di sognare, perché non potremo più guidarla istintivamente, e ci darà il senso doloroso del limite, appunto perché separata da noi, sospinta da una forza che non può fondersi colla nostra.”